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Studio RCF & Partners
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Rivista “Progetti” N˚Sett/2016
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L’edificio si trova a ridosso della zona “Paese”, in un ambito territoriale principalmente residenziale, costituito da case isolate che arrivano a tre piani di altezza.
L’intervento progettuale ha comportato la completa demolizione del fabbricato preesistente ad uso civile abitazione e la costruzione di un nuovo edificio residenziale, utilizzando la stessa superficie lorda. Questo è formato da una piano interrato ad uso garages e posti auto, da quattro piani fuori terra ad uso civile abitazione e da un sottotetto accessibile.
Il progetto è caratterizzato da una pianta regolare, assimilabile ad un quadrato, che ha suggerito un volume architettonico parallelepipedo molto semplice, scavato su tre lati, per ricavare un portico al piano terra e delle logge ai vari piani.
Il tema compositivo trae spunto dal contrasto ottenuto in facciata tra il perimetro regolare,leggibile, e la casualità controllata delle aperture (porte e finestre) che su questa si muovono in libertà,restituendo un senso di leggerezza. La regolarità dei volumi riprende il genius loci delle palazzine presenti in zona ed in genere appartenente all’edificazione anni 60-70, mentre il dinamismo delle aperture richiama certa architettura italiana che trova in L. C .Dominioni il referente più autorevole.
La copertura a sbalzo , a “tesa larga”, interessa l’intero perimetro dell’edificio ed intende creare,con la sua ombra netta, uno iato compositivio e visivo con la soprastante copertura a padiglione. Il contatto con le pareti perimetrali non è diretto, ma enfatizzato da una rientranza che ne sottolinea la leggerezza ed autonomia linguistica.
Particolare studio è stato dedicato al vano scale, caratterizzato da finestre irregolari ed a parziale strombatura, in grado di disegnare asimmetricamente l’arrivo della luce naturale esterna.
Gli infissi esterni sono realizzati in pvc ,così come i sistemi di oscuramento; le porte-finestre presentano la parte bassa dell’infisso non apribile, che funge da parapetto. In questo modo non vengono aggiunte ringhiere di altro materiale , non coerenti con la nitidezza compositiva dell’insieme.
I materiali impiegati si riducono a due: l’intonaco per le facciate e l’acciaio per le ringhiere dei balconi; per le quali sono stati utilizzati fogli di lamiera forata, a maglia romboidale con fori rotondi, avvitati alle retrostanti strutture di supporto. I balconi si presentano non tanto come piani passanti, ma “pieni” volumetrici in grado di proiettare un’ombra abbastanza riconoscibile. Sono pensati come cassetti che si estraggono ,esattamente, dalle rientranze delle logge, quasi costituissero un ordigno meccanico.
Il bianco (o non colore) va ad uniformare il tutto, a sottolineare l’edificio pensato come oggetto immerso in un unico colore, nel quale non esistono priorità cromatiche nè elementi da esibire; il colore unico lascia la leggibilità dell’insieme unicamente alla luce naturale “donatrice di ogni presenza” ,come ebbe a dire L. Kahn. La tinta unica vuole anche rappresentare un piccolo manifesto contro la tendenza, molto in uso in zona, a vivacizzare elementi e componenti architettonici con diversi colori, anche in assenza di esigenze architettoniche.